Sulla traduzione

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La conferenza inizia con Katia Bagnoli, traduttrice di To Rise Again at a Decent Hour di Joshua Ferris. Inizialmente, spiega in breve la trama del libro: la storia narra di un dentista, uomo ateo e razionale, al quale viene rubata l’identità online. A partire da questo evento, il libro diventa più profondo e un’altra identità, a lui sconosciuta, gli viene restituita.
Il furto di personalità in rete subito dal protagonista si lega al tema affrontato da Urbinoir, “Il lato oscuro di Internet”.
Successivamente, la traduttrice ci racconta della sua professione, spiegandoci che il libro in questione non è stato il più complesso da lei affrontato. Ha persino tradotto libri di Bret Easton Ellis!
Ho trovato interessante il fatto che ogni traduttore abbia il proprio modo di approcciarsi al libro: Katia, per esempio, lo legge tre volte prima di cominciare la traduzione, in modo da conoscerlo il più possibile.
In risposta a una domanda, la traduttrice ci spiega che internet è uno strumento molto utile nella sua professione, soprattutto per approfondire argomenti che non si conoscono. Nonostante questo “vantaggio”, i tempi di traduzione si sono drammaticamente ridotti rispetto a qualche anno fa; se prima si aveva circa un anno di tempo, ora in 3-4 mesi il lavoro deve essere consegnato.
Infine, ho molto apprezzato la sua posizione di disaccordo verso i traduttori che tendono a semplificare gli argomenti più difficili per favorire la comprensione del lettore. Katia Bagnoli sostiene che si tratta di un atto di sfiducia nei confronti di quest’ultimo, il quale, finito il libro, dovrebbe sempre uscirne un po’ “arricchito”.
Proprio come il lettore in questione, dopo questa testimonianza, anche io mi sento più arricchita.
L’aspetto che più mi è piaciuto della sua professione è la possibilità di imparare sempre qualcosa di nuovo: che sia la medicina, lo sport o la religione… ogni libro ti lascia una parte di sé.

Shida Rahbarnia