Dietro la traduzione

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Venerdì 27 novembre 2015 ho avuto la possibilità e il piacere di partecipare a una delle tante conferenze organizzate da Urbinoir. L’ospite principale dell’evento è stata Katia Bagnoli, traduttrice del romanzo To Rise Again at a Decent Hour di Joshua Ferris, la quale mi ha fatto un’ottima impressione: si è presentata come una persona elegante e molto disponibile. Prima di tutto, ha brevemente raccontato la trama del libro tradotto, che si lega al tema di Urbinoir (il lato oscuro della rete) in quanto il protagonista viene derubato della sua identità on line, uno dei tanti rischi di Internet. Si tratta di un racconto che utilizza l’humor e la leggerezza ma che, procedendo, diventa più profondo, fino a ottenere un doppio livello comico-drammatico. Dopo la descrizione del libro, Katia Bagnoli ci ha un po’ raccontato della sua professione di traduttrice. In particolare, ci ha spiegato che i traduttori lavorano sempre con tempi molto ristretti ma che lei, prima di cominciare a tradurre, legge il libro tre volte al fine di conoscerlo bene. Mi ha molto colpito quando ha ammesso che, a volte, le è capitato di dover tradurre un libro che non le piaceva ma che, alla fine, lo ha amato lo stesso, perché si entra in una grande intimità con esso e si scoprono e capiscono cose che inizialmente non si vedevano. Per quanto riguarda il ruolo di Internet nel suo mestiere, Katia Bagnoli spiega che si tratta di uno strumento largamente usato dai traduttori per approfondire argomenti che si conoscono poco. Lei, per esempio, lo ha utilizzato per cercare informazioni sulla professione del dentista, che è quella esercitata dal protagonista. Il lato negativo, ha precisato, è che i tempi si sono drammaticamente ridotti rispetto al passato (3-4 mesi). Un’altra tematica interessante è stata la sua posizione riguardo alla scelta di tenere in considerazione il lettore: la traduttrice non è d’accordo, in quanto pensa che semplificare la traduzione di argomenti difficili sia un atto di sfiducia nei confronti del lettore stesso, il quale dovrebbe trovare nella lettura la possibilità di diventare un po’ più “ricco”; argomentazione che, da grande appassionata di libri, condivido pienamente. La testimonianza di Katia Bagnoli è stata davvero illuminante e mi ha permesso di comprendere meglio tutto il lavoro che sta dietro al libro, già tradotto e pronto per essere letto, che troviamo in libreria. Ho avuto l’impressione che la traduttrice ami molto il suo lavoro; nonostante i lati negativi, infatti, mi ha trasmesso una grande passione per quello che fa. Chiara Moretti