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Morte al PalaMolza di Roberto Roganti

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Morte al PalaMolza. La terza indagine dei 5 x 1 _ 6 

Roberto Roganti (Edizioni Il Fiorino, Modena 2020)

Ho incrociato i primi due romanzi di Roganti (Morte al Villaggio Giardino e Morte al Lido delle Nazioni) un po’ per caso, e dopo una prima occhiata è partita la seconda. E all’arrivo del nuovo nato, è giunto il momento di una segnalazione.

Non è il noir mediterraneo di Camilleri, neanche il post-hard boiled della scuola di Milano o di Bologna; non sarà candidabile allo Scerbanenco, ma vogliamo dedicargli la nostra terza occhiata?

L’azione si svolge a Modena e dintorni – anche se si spinge fino a Comacchio. Un’Emilia noir, dunque, su cui regnano sovrani gnocco fritto e tigelle, lambrusco e modi di dire deliziosamente dialettali – un caso brigoso, una bega, il soffoco… la trama si snoda fra citazioni di Guccini e della Vanoni, tavolate di genitors e cannoli con la crema, partite maschie di pallamano e personaggi dai nomi più assurdi – Foca, Frigo. 

Come lettrice, sono spiazzata dall’intensità che Roganti raggiunge con la semplicità disarmante dello scrittore amatoriale. Mancano perfino i numeri delle pagine nel libro, che peraltro non può certo contare sulla grande distribuzione.

Detto questo: la lettura è piacevole, snella, divertente. Luoghi e persone sono ben delineati, e l’indagine convincente.

Non sarà facile trovarlo, ma se ci riuscite, questo libro vi terrà una buona compagnia.

a.c.

Urbinoir News – Inviti alla lettura Marzo 2020

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In tempi di presentazioni rinviate, di convegni impossibili, di didattica online; in tempi in cui bar e librerie sono costretti a chiudere (speriamo per un tempo molto breve),

Urbinoir – che già in passato si è distinto per il coraggioso gemellaggio fra Urbinoir e un buco nero – propone il primo, vertiginoso gemellaggio della Storia fra una collana reale e una biblioteca immaginaria: 

in questo caso, ovviamente, fra la collana Urbinoir Studi (ARAS Edizioni, Fano) e la “Camera Noir” che troviamo nel romanzo di Gianluigi Schiavon Rapkoka (Giraldi Editore 2019):

[…] “Signori, vi presento la mia Camera Noir”.

[…] Fu come addentrarsi nell’Inferno con un biglietto turistico. O in un Paradiso Rovesciato, a seconda dei punti di vista. Le alte pareti erano dipinte di nero fin quasi alla sommità, una sottile linea chiara, come d’orizzonte, le separava dal soffitto anch’esso scuro a simulare una notte infinita, ma senza stelle. […] Era un mondo popolato di sguardi silenziosi, inquisitori, spaventati, persi nel dolore o nell’indifferenza; imponevano la giustizia oppure invocavano pietà, nel migliore dei casi una condanna liberatoria. Erano gli sguardi dei personaggi di centinaia e centinaia di libri, protagonisti del male e del bene, ma mescolati tra loro, come nella vita, dove l’Inferno si specchia nel Paradiso e spesso ne capovolge il senso, invadendone i confini.

Bertot se ne accorse subito. Quei libri appartenevano tutti allo stesso genere, comunque lo si volesse chiamare. Ordinatamente allineati uno accanto all’atro sugli scaffali che si spingevano a grattare il soffitto, convivevano – come vecchi amici, compagni della stessa brigata oppure rivali se non addirittura nemici – romanzi noir, polizieschi, racconti di indagine, crime stories o detective stories di tutto il mondo e di ogni epoca, a braccetto con i loro autori: il norvegese Nesbo, certo, ma anche gli svedesi Larsson e Mankell, e ancora il belga Simenon, i francesi Izzo e Varenne, l’italiano Camilleri e i catalani Montalban e Mendoza, e naturalmente gli americani Hammett, Spillane e Chandler, poi lo scozzese Conan Doyle, unico cui era dedicata una vetrinetta a parte, e ancora gli inglesi Agatha Christie e perfino Harold Blundell, in arte George Bellairs. 

e la collana Urbinoir Studi di ARAS Edizioni Fano

Rapkoka di Gianluigi Schiavon

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Ci sono scrittori che scelgono il noir come via breve al successo. E che poi, una volta scoperto il filone, ripetono la formula senza raggiungere più l’eventuale originalità del primo tentativo. Di sicuro Gianluigi Schiavon non è tra questi. 

Rapkoka, “viaggio sentimentale attraverso cinque delitti” (Giraldi Editori 2019) rimette in scena il commissario Lucien Bertot (già conosciuto ne La fuga (2015) in una nuova quest che lo vede accanto al figlio. Non sarà un caso: Schiavon, anni fa, era impegnato in prima linea a difendere la categoria dei padri separati (Il bambino del mercoledi, 2008). E lo fa con uno stile impeccabile che oscilla dall’hard-boiled alla poesia – e neanche questo è un caso: Schiavon è autore dell’efficace Colpi bassi (sul ring e nella vita) (2012) ma anche del suggestivo e fiabesco A Bologna c’era il mare (2016).

Insomma, ci troviamo di fronte a un enigma: stiamo parlando dell’ennesimo giallo-noir, o stiamo parlando di uno scrittore che, piano piano, sta entrando nella Letteratura italiana? Le due cose, ovviamente, non si escludono.

Ma poiché siamo Urbinoir, limitiamoci al noir.

E questo è un noir straordinario. Abbiamo un poliziotto irriverente che si commuove. Abbiamo metafore alla Chandler. Abbiamo un’introspezione psicologica stringente, una capacità vertiginosa di sintonizzarsi col lettore e non lasciarlo più andare. Alla fine del primo capitolo, siamo già acchiappati.

Il romanzo si snoda tra Francia, Oslo e Londra. Anche questo ci dà un istante di sollievo. Scusate l’eresia, ma non cominciate un po’ a stancarvi del noir mediterraneo, dei noir ambientati per forza nelle città italiane?

Chi conosce Schiavon, ha la fortuna di poter leggere il libro immaginando di ascoltarlo letto da lui, con la sua voce e il suo accento lievemente (piacevolmente) bolognese, col suo sorriso contagioso che fa autoironia una riga sì e una no. (Schiavon non ha idea del suo talento. O forse sì, ma la sua modestia lo sovrasta. Speriamo che se ne accorga qualcuno. Noi, ce ne siamo accorti.) Chi non lo conosce, può cominciare dal libro che vuole. Non è obbligatorio mettersi in pari con La fuga, ma se leggete questo, poi cercherete anche quello. E viceversa. Perché amiamo Bertot. Perché siamo tutti Bertot.

a.c.

Il caso epstein, massimo galluppi

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Torna dopo Il cerchio dell’odio e Occhio per occhio (Marsilio) l’’investigatore Raul Marcobi nel nuovo romanzo di Massimo Galluppi, Il caso Epstein (Colonnese editore 2019), che si muove fra assessorati alla sanità e la sinistra napoletana.

Come scrive Gian Luca Spera nell’Introduzione, le pagine sono link che ci portano a Malraux, Shakespeare, il blues… 

Insomma, abbiamo tra le mani un romanzo che apre finestre, che rivela mondi, che non si chiude mai sulla contemplazione di una formula reiterata. E, come i noir migliori, si rivela un prezioso strumento di analisi politica e anche storica.

Lo stile, poi, è a tratti un suggestivo omaggio ai grandi Maestri dell’hard boiled: “Aveva caldo, si sentiva soffocare. Andò ad aprire la finestra del soggiorno e guardò giù nella strada vuota. Era una notte buia, senza luna e senza stelle” – e qui ammicca forse a Stephen King – “Buia come la sua anima. Lasciò la finestra aperta e tornò a stendersi sul divano. Scivolò poco a poco nel sonno, lentamente, con la consapevolezza che si sarebbe risvegliato di lì a qualche ora. Solo e disperato, come ogni notte.” Che classe. 

La trama ci porta nell’abisso di una crisi culturale e multiculturale, in un labirinto di indizi che coinvolgono antisemitismo e islamofobia, le sedi dei giornali e le stazioni di polizia, il pubblico e il privato. 

Galluppi, già professore all’Orientale di Napoli, conosce bene l’arte del dialogo, adotta la giusta misura nelle descrizioni, e ci offre la magia di una suspense lungamente differita. 

a.c.

giallo garda

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INFORMAZIONI GENERALI PER I VIDEO 

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con oggetto A VOCE ALTA PER VOI


Riprese con smartphone in verticale- durata 7-8 minuti

Frase inizale:
A VOCE ALTA PER VOI…. dagli Scrittori di Giallo Garda

                                                           dagli amici di GG

                                                           dal comitato di  GG

Dagli amici di URBINOIR

VS. Nome e cognome (tenete il libro rivolto vs il pubblico)

Autore – Titolo del libro- Casa editrice.

Lettura

Breve riflessione o messaggio

Grazie!

HAIKU NOIR 2020, il bando

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Urbinoir 2020 propone la III edizione di HAIKU NOIR

1. Si partecipa con UN MASSIMO DI TRE POESIE, in lingua italiana, inglese o giapponese (in questo caso seguita tra traduzione in italiano), secondo le regole dell’haiku: tre versi di 5, 7, 5 sillabe. In considerazione degli sviluppi contemporanei della forma haiku, sia in Giappone sia in Occidente, tale numero di sillabe non è strettamente obbligatorio, pur restando altamente auspicabile.

Di seguito il Bando in formato PDF

Il corpo del peccato di Silvia Di Giacomo

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Silvia Di Giacomo, Il corpo del peccato, Foschi Editore, 14 €

Un’anziana signora della ricca borghesia bolognese viene trovata morta nel suo appartamento. Appartiene a una nota e riverita famiglia di notai, collezionisti compulsivi, e l’omicidio viene subito collegato con il furto di preziosi orologi. Questa, almeno in apparenza, la vicenda narrata nel romanzo di Silvia di Giacomo. Un romanzo noir che in realtà va molto oltre la semplice vicenda e diventa ben presto un interessante spaccato della società in cui viviamo, degli ambienti e i personaggi che caratterizzano gli aspetti visibili e anche quelli in apparenza invisibili delle nostre città. Come in ogni noir che si rispetti, i veri protagonisti diventano la città e i suoi personaggi, divisi da stridenti stratificazioni che talvolta si compenetrano con effetti difficilmente immaginabili a priori. A svolgere le indagini è il commissario Claudio Degli Esposti, sensibile e profondo conoscitore dei diversi ambienti che coesistono nella città, nei quali può contare su amicizie e informatori, e dei quali conosce regole e punti deboli. Ma nel corso delle indagini l’attenzione del commissario viene distolta da altri casi, altre vicende che sembrano correre parallele, riguardanti altri strati e altri ambienti, ma i cui fili si intrecciano e dal garbuglio emergono nuove e inattese informazioni, collegamenti, congetture, sorprese, strappi. E nel seguire questi fili l’autrice non dimentica di evidenziare i problemi, le contraddizioni ma anche i punti di forza e la bellezza dell’ambiente bolognese, così come di tante città italiane. Un’operazione ben riuscita, elegante e avvincente, con una scrittura scorrevole e con il giusto mix di descrizioni crude e storie tenere, grazie anche alla coesistenza di personaggi di varie età ed estrazioni sociali. E con la dovuta eleganza e riconoscenza l’autrice riesce persino a rendere omaggio ad alcuni maestri, da Scerbanenco a Lucarelli.

Gian Italo Bischi

URBINOISE. Noir e paesaggio sonoro

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Call for papers

URBINOISE. Noir e paesaggio sonoro

URBINO 25-26-27 novembre 2020

Nell’International Year of Sound, Urbinoir 2020 è dedicato al paesaggio sonoro del noir. 

Si tratta di indagare un panorama variegato e complesso che include voci e silenzi, suoni e rumori, musica e colonne sonore. A volte il suono accompagna il delitto, a volte l’indagine; ora sottolinea stati d’animo, ora si ricollega alla scena del crimine… 

può trattarsi delle parole di una testimonianza oppure di una confessione… 

ma può consistere anche solo nell’origliare, o nell’imbattersi in un indizio sonoro inaspettato …altre volte si basa invece su ricordi riattualizzati…. ma racconta 

in ogni caso, sempre, una storia che va a interfacciarsi con ciò che magari gli occhi 

non vedono. L’evento si inserisce anche nel progetto di dipartimento
“Talking Noir. I(l) linguaggi(o) del genere thriller, noir e poliziesco tra giornalismo, letteratura e cinema”.

Inviare un abstract di max 300 parole, completo di parole chiave e breve bio, ad <alessandra.calanchi@uniurb.it> entro il 20 aprile 2020. 

Risponderemo entro il 30 maggio.