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Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi

Il nuovo libro di Luca Marrone, Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi (), si colloca sulla scia dei suoi scritti precedenti, unendo il suo interesse per le scienze forensi alla sua passione per la letteratura poliziesca.  Marrone cerca infatti sempre uno spazio comune di confronto, di dialogo e di collaborazione fra l’arte della scrittura e la scienza dei fatti (o delle prove), e lo fa intrecciando le tappe della storia delle scienze forense (la nascita dell’anatomia patologica, l’ingresso dell’entomologia, e poi della botanica, della tossicologia, dell’antropometria segnaletica,  della dattiloscopia e della balistica, ecc.) e delle sue strategie di analisi (microscopia, fotografia, BPA, analisi del DNA, ecc.) con le grandi opere della letteratura poliziesca, da Edgar Allan Poe a Arthur Conan Doyle, citati frequentemente nel testo.

Sorvolando sui refusi, che non sono pochissimi, e su qualche caso in cui autori citati nel testo non appaiono in bibliografia – ad esempio “Holmes e Holmes”, che nulla hanno a che vedere con Sherlock ma immagino siano Ronald M. Holmes e Stephen T. Holmes autori di Serial Murder (2009) – il risultato  è (dal mio punto di vista, che è quello della letteratura e degli studi culturali) un ottimo compendio, utile per studenti e aspiranti investigatori, che si legge con interesse per la quantità di casi menzionati (a tratti, sembra di star guardando una lunga puntata di Quarto Grado: e non è una critica). Il libro, inoltre, offre numerosissimi spunti di approfondimento: passando da Jack lo Squartatore a Sacco e Vanzetti, da Al Capone a Dreyfus, e senza trascurare le tante implicazioni socio-culturali (fra cui l’antisemitismo, lo scapegoating e i crimini a sfondo sessuale), il libro di Marrone dimostra l’importanza della scienza forense e la sua intrinseca natura interdisciplinare e trasmette al lettore il suo entusiasmo per la materia che lo stesso Marrone insegna presso la LUMSA di Roma.

Se posso esprimere un desiderio per i prossimi libri che scriverà questo giovane e brillante autore, vorrei trovare citate non solo le opere di Poe, Doyle e compagnia, cosa comunque mi riempie di soddisfazione, ma di iniziare a trovare anche la critica, che finalmente inizia a esistere anche nel nostro Paese: per fare solo un paio di esempi, entrambi usciti su Linguae & Rivista di Lingue  Culture Moderne, parlando del caso Edalji si potrebbe citare “Quando Conan Doyle indaga: il centenario del caso Edalji tra realtà e finzione” di Roberta Mullini (Vol. 6, no. 2 / 2007), e a proposito del caso Lindbergh ci si potrebbe riferire a “La perizia grafica e documentale nel caso Lindbergh” di Beatrice Catenacci (vol. 11, 1-2 / 2012). Questo da un lato darebbe alla bibliografia uno spessore maggiore e al libro intero un valore aggiunto, e, dall’altro, darebbe ancor maggior legittimazione al lodevole intento di Marrone di far interagire scientificamente la crime fiction e le scienze forensi. Come diceva Sherlock Holmes, “the game is afoot”, la partita è cominciata!

a.c.