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Il canto del fuoco

Chi sarà mai in grado raccontare una storia taciuta da tutti, persino dallo stesso protagonista? I personaggi salienti sono pochi e tutti sono scivolati via tra le pieghe della memoria e del tempo come effigi composte da fumo e nebbia: comparse costituite da una sostanza troppo effimera affinché abbiano la forza di imprimere una traccia che testimoni un racconto che io, malgrado non abbia né mani per trascriverlo ne labbra per raccontarlo, mi appresto a narrarvi.

Non vi narrerò di imprese memorabili o di grandi battaglie, ma l’ autentica storia di un cuore troppo grande e troppo tenero per un mondo che appare fatto della sostanza di cui io sono composta. Di questo io vi parlerò: di uno scrigno e di cosa esso conteneva. Questo cuore era pieno di fuoco. In esso ardeva la passione: un incendio che si esprimeva attraverso affetto, rabbia, ilarità, gelosia, esuberanza e tristezza… Esse erano tutte lingue generate dalla medesima fiamma, un incendio che purtroppo colui che lo custodiva in sé non fu più in grado, ad un certo punto della sua esistenza, di controllare senza sopprimerlo. Nessuno, fidatevi di quanto vi riferisco, può contenere efficacemente fiamme di tale intensità senza riportare gravi scottature. E queste scottature, a dispetto di tutte le cure elargite, non riescono mai a guarire del tutto. Serviva un fuochista: qualcuno in grado di plasmare questo fuoco ed incanalarlo nel giusto crogiolo, un individuo che ne comprendesse la violenza ed insegnasse al suo proprietario a gestirlo. Infine, ciò accadde. Il fuoco trovò qualcuno che gli insegnò a bruciare correttamente: parole sagge piovvero su quell’olocausto rovente e ne placarono l’irruenza, motti che convinsero il custode ad abbandonare un’esistenza che lo stava lentamente distruggendo e lo persuasero ad intraprendere un viaggio assieme a colui che gli avrebbe trasmesso il segreto per convivere senza più temere il dono che gli era stato elargito dalla Vita.

Scorrendo come le gocce d’acqua sul viso, gli anni scivolarono via mentre mentore ed allievo si lasciavano alle spalle un mondo divorato da una potenza tirannica che privava l’uomo del suo elemento più essenziale. Durante quel viaggio, il maestro apprese come far ardere quelle fiamme senza conseguenze più gravi del sudore che scendeva copioso dalla fronte e di un sorriso soddisfatto sulle labbra. Il crogiolo tanto cercato venne rinvenuto nella mia prima forma. Ricordo come se fosse ieri la sensazione che provai al momento del mio risveglio: un calore meraviglioso veniva irradiato da chi mi stringeva come se fossi la cosa più importante della sua vita. Per anni rimasi silenziosa accanto al fuoco che mi aveva così teneramente destato, beandomi del suo caldo abbraccio mentre, attraverso me, ardeva felice: felice di guizzare e muoversi senza più dolore o sofferenza. Anche se la mia forma era imperfetta, mai delusi il mio protetto, rimanendogli sempre fedele e lieta di accogliere la sua passione dentro di me. Quando egli sedeva quieto col suo mentore a disquisire di fatti che non riuscivo a comprendere, io ascoltavo attenta, assorbendo come una spugna ciò che ci veniva rivelato da quella lingua capace che attingeva a conoscenze di cui ignoravo anche solo l’esistenza. Sembrava che niente potesse intaccare l’idillio nel quale tutti, io compresa, trascorrevamo le nostre esistenze…

Purtroppo, un giorno appresi che l’essere umano non è resistente alle ingiurie del tempo come lo sono io: la carne si indebolisce, si deteriora, si consuma; non vi è mezzo o strumento che possa impedire che ciò avvenga… Il fodero di colui che fu anche mio insegnante si sfaldò, rivelando che, al di sotto di esso, non rimane nulla: neppure la ruggine. Solo allora compresi quanto le nostre nature differivano da quelle dell’essere umano; di quanto io fossi diversa da colui che mi teneva saldamente stretta a sé mentre un fuoco simile alle pioggia gli scivolava lungo il viso. Eppure, divenire consapevole di questa nostra sostanziale differenza servì solo ad accrescere ciò che sentivo di provare per il mio protetto: se esso era destinato a diventare ruggine, io gli sarei rimasta accanto sino al momento in cui l’ultimo guizzo di quel fuoco che tanto amavo si sarebbe spento. Essere ormai conscia del fatto che, un giorno, egli si sarebbe spento, senza mai più riaccendersi, mi spinse a godere a fondo della sua animosità ogni giorno che da lì in poi vivemmo insieme. Ogni volta che mi convocava per alimentare il suo essere, io immancabilmente rifulgevo assieme ad esso, ballando con il mio insostituibile cavaliere una danza dove il sudore, il rosso, il calore e la soddisfazione formavano un inseparabile quartetto.

Da allora poche volte la mia forma è cambiata, eppure io e colui che proteggevo abbiamo viaggiato molto a lungo. Visitammo luoghi dove un elemento così diverso da colui che amo domina alla ricerca di altri maestri che ci hanno rivelato come bruciare sempre più intensamente, cercammo nuove pergamene che ci narrassero cose che il nostro mentore non ci aveva ancora rivelato, divorammo con il nostro travolgente ardore le mie sorelle che tentarono di sottrarmi il tesoro che da anni ormai custodisco con implacabile zelo…

Ignoro come questa mia storia proseguirà, ora che guardo il proprietario del fuoco che tanto amo che riposa vigile appoggiato alla parete della sua camera mentre mi culla dolcemente tra le sue braccia. Sembra così quieto, così innocuo ora che la sua fiamma ondeggia placida al soffio pacato del suo respiro: solo io so quanto grande e magnifica sia la forza che insieme custodiamo. Egli mi ha regalato una nuova forma, facendomi rinascere in un tripudio di fiamme roventi e di luci abbaglianti al suono sordo di un mio fratello che mi ha donato l’aspetto che mostro ora. Ma non importa quale foggia io mostrerò in futuro: che io abbia una guardia o meno, che il mio filo si intacchi o si consumi, io proteggerò questo fuoco con tutta me stessa.

Lorenzo “Labhràs” Macedoni

lorenzo.macedoni@gmail.com