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Sulla traduzione

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La conferenza inizia con Katia Bagnoli, traduttrice di To Rise Again at a Decent Hour di Joshua Ferris. Inizialmente, spiega in breve la trama del libro: la storia narra di un dentista, uomo ateo e razionale, al quale viene rubata l’identità online. A partire da questo evento, il libro diventa più profondo e un’altra identità, a lui sconosciuta, gli viene restituita.
Il furto di personalità in rete subito dal protagonista si lega al tema affrontato da Urbinoir, “Il lato oscuro di Internet”.
Successivamente, la traduttrice ci racconta della sua professione, spiegandoci che il libro in questione non è stato il più complesso da lei affrontato. Ha persino tradotto libri di Bret Easton Ellis!
Ho trovato interessante il fatto che ogni traduttore abbia il proprio modo di approcciarsi al libro: Katia, per esempio, lo legge tre volte prima di cominciare la traduzione, in modo da conoscerlo il più possibile.
In risposta a una domanda, la traduttrice ci spiega che internet è uno strumento molto utile nella sua professione, soprattutto per approfondire argomenti che non si conoscono. Nonostante questo “vantaggio”, i tempi di traduzione si sono drammaticamente ridotti rispetto a qualche anno fa; se prima si aveva circa un anno di tempo, ora in 3-4 mesi il lavoro deve essere consegnato.
Infine, ho molto apprezzato la sua posizione di disaccordo verso i traduttori che tendono a semplificare gli argomenti più difficili per favorire la comprensione del lettore. Katia Bagnoli sostiene che si tratta di un atto di sfiducia nei confronti di quest’ultimo, il quale, finito il libro, dovrebbe sempre uscirne un po’ “arricchito”.
Proprio come il lettore in questione, dopo questa testimonianza, anche io mi sento più arricchita.
L’aspetto che più mi è piaciuto della sua professione è la possibilità di imparare sempre qualcosa di nuovo: che sia la medicina, lo sport o la religione… ogni libro ti lascia una parte di sé.

Shida Rahbarnia

Amo il mistero e la fantascienza

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Il genere “giallo” è uno dei generi che più affascina i lettori .  E’ un genere di narrativa popolare di successo nato verso la metà del XIX secolo e sviluppatosi nel Novecento che ha come oggetto principale la descrizione di un crimine e dei personaggi coinvolti, siano essi criminali o vittime. Poiché è un molto vasto, spesso si sovrappone con altri generi letterari, come la fantascienza. E’ diviso tradizionalmente in diversi sottogeneri: il poliziesco (in particolare il “giallo” classico), la letteratura di spionaggio, il noir, il thriller. Il noir forse descrive maggiormente fatti realmente accaduti o racconta e descrive anche stragi davvero avvenute come quella di Bologna. Forse perché coinvolge temi come il mistero, la paura, la superstizione, il dubbio, tutti sentimenti insiti nell’animo umano da sempre, il “giallo” è uno dei generi che mantiene vivo il suo fascino ed è quindi considerato un genere senza tempo. 

La prima parte dell’incontro è quella che mi ha colpito maggiormente. Tutte le spiegazioni dateci da Luca Crovi sul genere noir, tutte le curiosità e tutti i suoi consigli sono stati preziosi alla stesura di questo commento. La frase più bella che secondo me ha pronunciato è stata che per questo tipo di letteratura si deve credere fino in fondo a quel che si scrive, il lettore deve trovare tra le righe della vicenda, tra le descrizioni dei personaggi e tra i perché e i come che susseguono un ipotetico delitto, tutto l’impegno che lo scrittore ha messo nella scrittura del romanzo.

Ad aiutarlo in queste dichiarazioni, sono intervenuti i Michael Gregorio (Daniela De Gregorio e Michael Jacob), autori di Critica della ragion criminale. I due coniugi-scrittori, lei un’affascinante italiana e lui un affascinante inglese, ci hanno raccontato prima di tutto come è nata la loro passione per la scrittura del noir. Lei ci ha raccontato che scriveva storie horror, lui scriveva e leggeva “gialli”. Ci hanno esposto che dal loro punto di vista: se un “giallo” o un noir non presentano nelle prime pagine un delitto, il libro è da buttare perché il lettore deve avere voglia di andare avanti nella lettura per scoprire cosa è successo, chi ha commesso il delitto, perché e trovarsi magari di fronte a un colpo di scena. Per i Gregorio, scrivere romanzi risulta più facile se in passato si ha avuto qualche esperienza bizzarra, se si ha qualcosa da raccontare o se semplicemente si ha molta fantasia e voglia di creare nuove storie e nuovi legami nella narrazione. A loro dire, se inizi a scrivere, le storie poi vengono da sé.

Questo incontro è stato molto interessante per me perché sono un’amante dei romanzi e anche dei film “gialli” e noir. Amo il mistero e la fantascienza e tutto quello che è ipotetico e da scoprire. Un’esperienza da rifare.

Sara Palanca

Interessanti scoperte

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Il genere “giallo”, costruito intorno alla paura e al mistero, affascina un pubblico più vasto rispetto ad altri generi letterari che piacciono in base ai gusti del lettore. Forse perché la paura e il mistero sono elementi che esistono e ci appartengono. Oggi, grazie a questo incontro, e in particolare all’appassionata relazione di Luca Crovi (critico, conduttore e autore) e dei coniugi “Michael Gregorio”, ho scoperto delle cose interessanti e inaspettate: il noir che nelle librerie è comunemente chiamato “giallo” è in realtà un genere lievemente diverso, che potrebbe addirittura comprendere alcuni libri che non avrei mai pensato di inserire in questa categoria. Ad esempio, I Promessi Sposi di Manzoni, che fu definito da Edgar Allan Poe una storia cupa e gotica, o ancora le famose fiabe dei fratelli Grimm, che non hanno niente di fiabesco se si riflette sulle vicende narrate, bensì raccontano “storie terribili” tratte dalla tradizione orale dei contadini della Prussia. Tuttavia questa storie piacevano ai bambini come me e piacciano ancora a quelli di oggi. Inoltre, interessante è stato scoprire che l’italiana Leonarda Cianciulli, conosciuta come la saponificatrice di Correggio e della quale sono venuta a conoscenza solo oggi, sia una figura forse ancor più gotica e noir del ben più noto Jack the Ripper. Un altro aspetto curioso è come gli autori noir scrivono le trame dei loro romanzi, di cui ci ha parlato Luca Crovi, che ha intervistato moltissimi autori noir: la maggior parte scrive in cucina con la loro famiglia intorno perché hanno bisogno di ispirarsi dal reale, anche da un particolare insignificante. Poi c’è Stephen King che è in grado di lavorare su più romanzi allo stesso tempo e senza fare schemi; c’è chi riesce a scrivere a occhi chiusi la sua storia e poi la rilegge e c’è ancora chi ha bisogno di gente, di pubblico intorno a sé per scrivere. In sintesi, se il “giallo” è rassicurante perché il caso si risolve e il crimine viene punito, come in Sherlock Holmes di Conan Doyle, il noir non lo è affatto perché solleva delle questioni realmente esistenti nella società. Pensiamo ad esempio a Romanzo criminale di De Cataldo che, attraverso la storia vera della banda della Magliana a Roma, solleva il problema della criminalità organizzata nell’Italia degli anni ’70; oppure Gomorra di Saviano, che vuole farci conoscere più da vicino la realtà criminale del Meridione. Molti romanzi “gialli” e noir hanno ispirato anche delle serie televisive, come La Signora in Giallo, che io stessa vedevo da bambina. Questo vuol dire che il genere è molto popolare, soprattutto tra i giovani che probabilmente trovano più piacevole una serie televisiva piuttosto che un romanzo. Oggi, il pubblico del noir e del “giallo” è sicuramente diverso da quello di ieri, come ha affermato Adele Guerra, la giovane autrice dell’ultimo volume della collana “Urbinoir Studi”, Sherlock on Air (Aras Edizioni): è più attivo, è in grado di scegliere e di scrivere un’opinione su un romanzo. Grazie ai social network, credo che il pubblico, non uno qualsiasi ma un pubblico di lettori informati, si faccia protagonista della scrittura stessa e possa aiutare e in parte orientare le scelte dell’autore.

Elisa Paoletti

Occasioni di incontro

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Nei giorni 25\26\27 dello scorso novembre ha avuto luogo il convegno “Urbinoir” presso l’Università di Urbino, durante il quale è stato esaminato il tema “Il lato oscuro di Internet”. L’argomento è stato presentato da numerosi relatori, ognuno dei quali ha preso in esame aspetti diversi del tema, come la sicurezza delle informazioni in rete, i crimini informatici, i nodi della rete, ecc. Durante il convegno sono intervenuti diversi ospiti tra cui Chiara Bigotti, dottoranda, che durante la prima giornata ha preso in considerazione il tema dal punto di vista del diritto penale e della sicurezza in rete, oppure, nella giornata di venerdì, Adele Guerra, manager didattica ed es-studentessa di Lingue a Urbino, la quale ha presentato il suo libro Sherlock on Air. Conan Doyle nelle serie tv – Elementary e Sherlock, che tratta dell’immagine di Sherlock Holmes nelle serie televisive odierne. Hanno partecipato molti altri ospiti, come la traduttrice Katia Bagnoli che di recente si è occupata della traduzione del libro To Rise Again at a Decent Hour di Joshua Ferris e il critico Luca Crovi che ha dialogato con Daniela De Gregorio e Micheal Jacob, meglio conosciuti in campo editoriale con il nome Micheal Gregorio in quanto scrivono romanzi e thriller a quattro mani; i libri di Micheal Gregorio vantano fama internazionale e sono tradotti in più di 25 lingue. Mi ha colpito particolarmente l’intervista tra la professoressa Calanchi e Katia Bagnoli in quanto l’ambito della traduzione mi ha sempre affascinato e incuriosito. Mi è sembrata un’ottima occasione poter assistere all’incontro di una traduttrice con molta esperienza e che esercita la sua professione con una tale passione da trasmetterla a chi l’ascolta. Un altro brillante intervento, a mio parere, è stato quello da parte di Adele Guerra, la quale ha presentato il suo libro in maniera concisa ma ricca di significato interagendo con il pubblico ed esponendo i contenuti in modo chiaro, preciso e con praticità. Ho trovato interessanti le differenze tra le varie rappresentazioni di Holmes nelle serie tv di oggi soprattutto perché sono rivolte a un pubblico giovane, amante delle serie televisive: un argomento che personalmente mi riguarda da vicino. Al contrario ho trovato statico l’intervento di Chiara Bigotti in quanto, a parer mio, si è dilungata eccessivamente sulla parte prettamente teorica del Diritto Penale rendendo la presentazione un po’ pesante e difficile da seguire essendo basata su termini molto specialistici. Tuttavia ritengo che il convegno sia stato egregiamente organizzato e condotto linearmente in ogni sua parte. Sono contenta di avervi preso parte soprattutto per essere entrata in contatto con relatori di un certo calibro e per aver arricchito la mia conoscenza sul noir e sui diversi aspetti della rete. Sofia Delvecchio

Luca Crovi e Michael Gregorio

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Venerdì mattina sono arrivata in Aula Rossa, a Palazzo Battiferri, in fretta e furia, direttamente dalla lezione di tedesco. In questo clima frenetico non ho nemmeno avuto tempo di controllare il programma, per iniziare a immaginarmi quello che Urbinoir mi avrebbe offerto quella mattina.

Sedendomi in terza fila, in un posto gentilmente riservatomi da una compagna, ho finalmente il tempo di mettere a fuoco la situazione.

Mi ritrovo di fronte tre uomini e una donna, che scoprirò poi essere rispettivamente: Salvatore Ritrovato, il moderatore, Luca Crovi, critico, conduttore tv e autore, Michael Jacob e Daniela De Gregorio.

Photo di Martina Tofanelli
Photo di Martina Tofanelli

Ritrovato presenta subito i suoi ospiti, proprio come ho trascritto qui sopra, ma a me sorge subito un dubbio. Come mai davanti all’inglese Michael Jacob è in bella mostra un cartellino con su scritto ‘Michael Gregorio’? Qualcuno deve aver sicuramente sbagliato, o chi presenta, o chi ha preparato il cartello.

Invece no. Di lì a poco mi sarà tutto un po’ più chiaro. Michael Jacob e Daniela De Gregorio, marito e moglie, sono Michael Gregorio.

L’inglese di Liverpool e l’italianissima Daniela da Spoleto sono due grandi appassionati di noir, in particolare di giallo il primo e di horror la seconda.

I due coniugi sono i volti che si nascondono dietro allo pseudonimo di Michael Gregorio, e insieme scrivono libri noir, dividendosi scene e personaggi da descrivere e raccontare. Lavoro che, come raccontano i due, provoca anche qualche piccolo litigio durante la stesura dei libri, quando non sempre si trovano d’accordo su come esprimere certi concetti.

L’intero ciclo di romanzi da loro pubblicato, edito in Gran Bretagna con Faber&Faber e poi uscito in Italia nella collana Stile libero di Einaudi, è stato tradotto in molte lingue e pubblicato negli Stati Uniti, in Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, Polonia e Spagna.

Il noir e la sua evoluzione

Crovi e i coniugi Gregorio (o Jacob?), iniziano subito a parlarci di noir, un genere particolare in cui devi credere, mettendoci anima e corpo. Un genere la cui definizione nasce dai fenomeni del cinema noir e della letteratura noir, un genere dove gli autori sono molti uniti gli uni con gli altri, perché ghettizzati dagli autori di generi più ‘classici’.

Infatti solo negli ultimi anni il noir (che comprende gialli, horror, polizieschi etc.) sta finalmente ottenendo l’attenzione e i riconoscimenti che merita. Grazie anche a una cultura e una società che cambiano e si evolvono, cercando di nascondersi sempre meno dietro ad un pudore molte volte di facciata.

Oggi se un ragazzo legge un giallo a scuola, non viene più visto come un cattivo ragazzo – cosa che accadeva negli anni ’70 -, anzi, oggi queste letture sono inserite anche nelle antologie scolastiche.

Proprio a scuola ebbi il mio primo contatto con una letteratura di questo genere. Ricordo che alle medie la professoressa d’italiano ci diede una lista di libri, dalla quale dovemmo sceglierne uno da leggere durante le vacanze. Io scelsi Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie.

Ripensando a quella lettura ricordo ancora, a distanza di anni, il concetto di ‘plot’ di cui Crovi ci ha parlato, ovvero quella consapevolezza, mista a necessità, di proseguire una lettura (o la visione di un film) per scoprire ancora qualcosa, per scoprire come va a finire.

Come ha sottolineato la scrittrice Daniela De Gregorio, i buoni sono noiosi, mentre i cattivi movimentano questa noia. Non dobbiamo quindi sentirci affetti da una morbosità inquietante se il noir ci piace, è normale che sia così. E non è un caso, facendo un salto nella nostra tv di oggi, se trasmissioni come ‘Chi l’ha visto?’, ‘Amore Criminale’ o ‘Quarto Grado’, giusto per citare quelle messe in onda da Rai e Mediaset, hanno un seguito così alto.

Lo stesso canale Real Time, molto in voga tra i giovani, trasmette una sfilza di programmi in cui amore e omicidi si intrecciano, come: ‘Chi diavolo ho sposato?’, ‘Appuntamento da incubo’, ‘Ucciderei per te’ e ‘Ossessione Criminale’.

Leonarda Cianciulli – La Saponificatrice di Correggio

Amore e omicidi che si intrecciano pure nella storia di Leonarda Cianciulli, trattata da molti scrittori, tra i quali Michael Gregorio, nel racconto La donna che spaventò la morte, che fa parte dell’antologia Il Cuore Nero della Donne a cura di Luca Crovi.

Leonarda Cianciulli è stata una delle più grandi serial killer italiane, secondo Gregorio al pari di Jack Lo Squartatore.

Paragone che mi ha spinta a informarmi di più su chi fosse stata Leonarda Cianciulli, conosciuta come la Saponificatrice di Correggio.

La Cianciulli uccise tre donne e smembrò i loro cadaveri per bollirli con soda caustica, al fine di ricavarne sapone. Usò inoltre il sangue coagulato delle vittime come ingrediente per biscotti e leccornie varie, che lei stessa mangiò assieme al figlio, e che offrì anche alle donne che andavano a farle visita.

La Cianciulli fece tutto questo per amore dei figli, in particolare per amore del figlio Giuseppe. Leonarda riteneva di essere stata vittima di una maledizione, inflittale dalla madre in punto di morte:

« Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi. »

Così si legge infatti nelle sue memorie:

« Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo:

volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli. »

Leonarda Cianciulli decise così di uccidere, una alla volta, le tre donne che più spesso le facevano visita, tutte ormai non più giovani, sole e insoddisfatte. La magia suggerì a Leonarda la drastica soluzione: fare sacrifici umani in cambio della vita del figlio. Tutto questo per amore.

Il noir ovunque 

Daniela Gregorio ci fa notare delle cose a cui non avevo mai pensato: la Bibbia è il noir per eccellenza, dove continui delitti vengono consumati e dove tutto ha inizio con la trasgressione nel giardino dell’Eden.

O ancora, Le fiabe dei Fratelli Grimm, che piacciono tanto ai bambini, sono infarcite di noir. Si pensi al lupo di Cappuccetto Rosso che mangia la nonna oppure alla strega cattiva di Biancaneve, o ancora ad Hänsel e Gretel che in tempo di carestia in Germania, vengono abbandonati nel bosco dal padre e dalla matrigna. E Cenerentola? Perde entrambi i genitori ed è costretta a fare da serva a matrigna e sorellastre!

E se questi esempi non dovessero bastare, spero nessuno arricci più il naso quando si definisce Shakespeare un noirista per eccellenza, con Romeo e Giulietta e l’Amleto in pole-position.

E dopo un esempio tedesco ed uno inglese, non può mancare quello italiano, ovvero Dante. La Divina Commedia è richiestissima anche all’estero dai lettori di noir, ma ovviamente solo nella versione dell’Inferno. Il luogo della miseria morale in cui versa l’umanità decaduta, innumerevoli dannati costretti a scontare le pene più atroci privati ormai della Grazia divina.

Concludo dicendo che sì, la grande letteratura è anche noir, ma non solo, perché la grande letteratura non ha bisogno di un solo e unico genere, e non può nemmeno essere racchiusa in uno solo di questi. Gli autori quando scrivono non pensano al genere in cui la propria opera andrà poi a collocarsi, rivelano semplicemente storie che le esperienze aprono e suggeriscono loro.

Storie che possono essere cattive, oscure, con personaggi non necessariamente interessanti, ma intriganti.

Giada Biagioli

Alessandra Calanchi dialoga con Katia Bagnoli

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Alla conferenza mattutina ho assistito con piacere alla presentazione del libro di Joshua Ferris To Rise again at a Decent Hour, della cui traduzione si è occupata Katia Bagnoli.

Photo di Martina Tofanelli
Photo di Martina Tofanelli

È stato interessante partecipare alla descrizione delle dinamiche di traduzione di questo libro e tanto più assistere allo pseudo-dibattito intrattenuto tra la professoressa Calanchi e la traduttrice e sul diverso grado di difficoltà di traduzione che entrambe vedono in un libro.
Quei passaggi che potevano essere considerati intraducibili oppure difficilmente veicolabili in italiano non sono sembrati alla Bagnoli estremamente complessi.
È emerso soprattutto che essere traduttori non è solamente un lavoro, quanto piuttosto una filosofia di vita: durante la traduzione del testo si compiono determinate scelte che poi si mantengono via via in tutti i testi che saranno tradotti. Ad esempio Bagnoli ha affermato che preferisce non applicare note in un testo, non edulcorarlo fin troppo per stimolare la curiosità del lettore e per far sì che questi impari qualcosa di nuovo attraverso la lettura.
Per quanto attiene invece il suo rapporto con la rete, per tornare al tema di Urbinoir, ha affermato di attingere a piene mani a questa risorsa senza però fidarsi mai troppo.
Inoltre mi ha colpito soprattutto il fatto di tempistica con cui questo lavoro viene portato avanti: dai tre ai quattro mesi per tradurre un libro credo che sia un lasso di tempo troppo breve.
E questo ha suscitato da parte mia una domanda, che ho potuto porre direttamente alla Bagnoli, in relazione alla mancanza di tempo per le traduzioni e a come questo può incidere in termini di qualità.
Credo che attraverso la risposta abbia confermato nuovamente la passione per il suo mestiere, cosa che era già trasudata durante la presentazione del libro. Infatti si è potuto capire che la mancanza di tempo è lo stimolo che la spinge a realizzare un lavoro di ottima qualità, anche se questo comporta una sua continua “scomparsa” dal mondo ogni volta che le viene assegnato un lavoro.
Il coinvolgimento deve essere veramente forte poiché lo stress è davvero una costante nel suo lavoro: editori che richiedono una continua correzione delle bozze, libri da tradurre ancora incompleti che vengono continuamente rivisti in alcuni punti, i quali non vengono segnalati al traduttore…
Questa donna, al di là di essere una traduttrice, è un grande esempio per noi giovani, in quanto testimonia la caparbietà necessaria per raggiungere i proprio obiettivi.

(Alexa Saccomandi)

Approcci non accademici a Urbinoir

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27 novembre – palazzo Battiferri ore 11:00

Uno degli aspetti che ci ha colpiti maggiormente è stato l’approccio con il quale i relatori, in particolar modo l’autore e conduttore radiofonico Luca Crovi, hanno condotto un excursus del genere giallo/noir nelle epoche passate e recenti, raccontando anche numerosi ed interessanti aneddoti riguardanti gli autori più noti nella loro quotidianità. Inoltre è stato molto avvincente ascoltare la storia dell’autore Michael Gregorio, poiché dietro questo pseudonimo vi è una coppia che, grazie alla passione per questo genere molto controverso, è riuscita a creare un perfetto connubio tra il noir italiano e quello britannico.

Photo di Martina Tofanelli
Photo di Martina Tofanelli

Quando il professor Salvatore Ritrovato ha chiesto a Daniela De Gregorio e Michael G. Jacob come cominciasse la stesura di un romanzo noir, la risposta di Michael è stata inaspettata: “Generalmente chi scrive non scrive necessariamente perché deve: un giorno vedi qualcosa, hai qualche esperienza, hai vissuto un’occasione e vedi una storia; può essere qualcosa di molto minimale ma dietro ciò si vede la possibilità di storie che si rivelano. Non si scrive un noir, si scrive una storia e certe storie sono cattive, molto “scure”, certi personaggi che ti vengono in mente non sono piacevoli e non necessariamente interessanti, ma sono affascinanti nelle loro stranezze. Io e Daniela ci dividiamo i personaggi, li arricchiamo, li “limiamo”, li miglioriamo rendendoli ancora più cattivi.” 

In tutto ciò è possibile vedere come un autore non necessiti della volontà di scrivere, poiché molto spesso egli è in balìa degli eventi, dei dettagli della vita quotidiana che nutrono il suo animo e lo spingono a raccontare storie, quasi in preda ad una forza che non può controllare ma che deve essere liberata. 
Questo è davvero affascinante perché, come ha sostenuto anche Luca Crovi, l’autore spesso è il mezzo attraverso cui un flusso inarrestabile di pensieri e parole trova la sua espressione. 



Questo incontro è stato coinvolgente poiché ci ha dato l’occasione di vedere la letteratura, in particolare quella “noir”, sotto nuove prospettive e tramite “approcci non accademici”. È un’occasione speciale per poter vedere il “dietro le quinte” dello studio e della stesura dei romanzi di genere e quindi ringraziamo Lei e tutti coloro che rendono possibile questa iniziativa.

Giulia Giampaglione e Iader Nicolini

Niente di accademico

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Nonostante il velo di gelo sceso su Urbino con prepotenza mi spingeva a restare a casa accoccolata tra le calde coperte, mi sono comunque stretta nella mia giacca e ho sfidato quel freddo così pungente, sicuramente spinta dalla curiosità suscitata in me dalle locandine di Urbinoir che in questi giorni erano appese ovunque. Già forse è stato proprio quella presenza oscura, quell’angelo della morte che appariva nei numerosi manifesti a convincermi a prendere parte all’iniziativa.

Photo di Martina Tofanelli
Photo di Martina Tofanelli

Come infatti ha spiegato nel suo intervento Luca Crovi, giornalista e autore di libri, l’uomo è attirato in qualche modo dal cattivo , dal male, dall’horror genere su cui si fonda la letteratura noir. Ed è stato proprio lui, un uomo paffuto dall’aria simpatica e gioviale, ad attirare la mia attenzione, in quanto ha iniziato il suo discorso riferendosi al proprio libro come un qualcosa di non banale. “Non volevo scrivere qualcosa di noioso, accademico”, e quali migliori parole ci possono essere per una studentessa seppellita da montagne di libri ogni giorno se non queste? C’è chi potrebbe dire che sono parole che chiunque può pronunciare per aumentare le vendite delle proprie creazioni, e in molti casi questo è vero aggiungerei, ma credo che Crovi abbia proprio ragione: non è un libro banale, infatti l’autore ha deciso di proporre nella propria opera personaggi del noir come Smith che si raccontano e ciò è di per sé una soluzione molto interessante e all’avanguardia. Crovi mi ha aperto un mondo, quello del noir, che prima non avevo neanche mai sentito nominare, e ha aumentato il mio interesse verso questo genere.
Spostando lo sguardo ho notato che accanto a lui vi era una coppia di signori anziani e subito ho pensato: “ma cosa ci fanno loro qui?”. Devo dire che la mia ignoranza non ammetteva nel prototipo dello scrittore due persone non più giovanissime che per giunta non riuscivo neanche ad associare a un nome in quanto il cartellino posto davanti a loro mostrava la scritta Michael Gregorio. Nella mia testa la domanda “chi sono?” continuava a distogliere la mia attenzione dalle parole di Crovi, poi quando finalmente hanno preso la parola ho capito chi fossero e come si chiamassero realmente, sciogliendo tutti i miei dubbi. Per la prima volta ho potuto sbirciare cosa si nasconde dietro la redazione di un libro grazie al loro intervento, quali sono i pensieri dello scrittore e le sue difficoltà, capire quindi il “dietro le quinte”, per utilizzare un’espressione cinematografica o teatrale. A molti la stesura di un libro sembra cosa da poco in quanto a noi spetta solo il lavoro finale ovvero quello di dare al libro un lettore che si possa appassionare alla sua storia. E proprio questo “dietro le quinte” ha ampliato le mie vedute, dandomi la possibilità di capire che non vi debba per forza essere uno scrittore giovane e spavaldo come poteva essere Baudelaire, ma anzi che vi potrebbero essere molti altri Michael dal dolcissimo accento inglese o altre Daniela pronti sempre a punzecchiarsi l’un l’altro creando scenette molto divertenti.
Ammetto che avrei gradito una più completa spiegazione dei libri di Crovi , di Adele Guerra (che credo sia molto interessante) e di Michael Gregorio in quanto soprattutto per questo ultimo non ho ben capito la trama. Forse per motivi di tempo non è stato possibile approfondire i contenuti delle varie opere. Comunque per il resto direi che è stato un evento bello e costruttivo, che ha visto personaggi illustri scambiarsi commenti e idee. L’esperienza di Urbinoir mi ha aiutato a conoscere particolari della vita degli scrittori che mi hanno stupito e sorpreso come nel caso di King o Poe. E’ stata un’ottima occasione per creare un ponte con gli scrittori del passato e del presente e calarsi nei panni di Sherlock Holmes e scoprire particolari della loro vita che si nascondono dietro i libri. Credo che tutti noi dovremmo iniziare a leggere le opere stando attenti ai minimi dettagli perché attraverso queste gli scrittori ci invitano a giocare e divertirsi con loro e noi allora possiamo solo accogliere questo invito immedesimandoci così nei loro personaggi e lasciandoci catturare dalla storia creando con gli autori un canale di comunicazione, un varco che vada oltre ogni confine spazio-temporale per rivivere anche quella pazzia di Kant tenuta nascosta dalla filosofia e che lo rende meno fiscale e antipatico secondo anche quanto afferma Daniela.
Per concludere mi sembra doveroso riportare una bellissima citazione di Umberto Eco sulla lettura: “Chi non legge a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. C’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’Infinito……. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” Angelica Santi

La prima volta a Urbinoir

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Foto di Martina Tofanelli

Essendo il primo anno che partecipo a questa iniziativa, devo confessare che già dal primo incontro sono rimasta sbalordita. Non mi aspettavo un progetto di così ampio respiro. Tantomeno mi sarei aspettata professori di scienza biomolecolare e matematica che avessero qualcosa da dire a proposito di tale argomento.
Non solo.
Questa iniziativa, essendo aperta a realtà internazionali, e non solo locali e nazionali, offre la possibilità di confrontarsi sul presente, su problematiche che coinvolgono non solo luoghi circoscritti ma anche realtà da noi molto distanti.
Il tema scelto, ovvero il lato oscuro della rete, credo che veicoli bene l’idea di un progetto ad ampio raggio, dato che viviamo in mondo sempre più globalizzato, dove siamo chiamati continuamente a confrontarci con altre culture e a fare i conti con l’uso della rete.
Gli interventi del professor Gian Italo Bischi e del dottor Davide Sisti sono stati illuminanti.
Bischi ci ha messo al corrente di problematiche che, in linea di massima, fanno parte ormai della nostra vita quotidiana, ovvero il cyberbullismo, i furti di identità, il ruolo degli hacker e dei cracker…
Tuttavia ciò che ho ritenuto importante del suo intervento, al di là degli spunti letterari forniti, è stato il fatto che per la prima volta ho trovato confermata l’ipotesi che già da tempo avevo maturato: gli attacchi informatici sono più temuti del terrorismo. Questo è dovuto, sicuramente, al fatto che anche il terrorismo fa uso di informatica e spesso le due problematiche sono collegate.
Inoltre un altro spunto che mi ha fornito, e che ho trovato molto interessante, è legato al libro Storytelling Animal. Infatti il paragone tra libri e simulatori e il fatto che “indossare le vesti” dei personaggi che incontriamo nei libri possa aiutarci a vivere meglio, così come le conoscenze informatiche possono aiutarci a migliorare la nostra qualità di vita, mi hanno fatto pensare ai tantissimi esempi e situazioni in cui si fa uso di simulatori. È un collegamento bizzarro, ma spesso e volentieri siamo portati a testare quello che poi sarà attraverso simulatori per cercare di prevedere cosa succede. Siamo mossi sempre da questo desiderio di conoscere ciò che viene dopo e come sarà questo dopo. Mi sono venuti in mente i piloti di Formula 1 che fanno test fisici all’interno dei simulatori, oppure anche gli astronauti dell’Apollo 13 che si mettevano alla prova all’interno del modulo di comando fittizio. (Mi è venuto in mente l’Apollo 13 perché recentemente ho rivisto il film)
Per quanto riguarda Sisti, credo di essere rimasta ancor più affascinata. Ciò è dovuto alla mia inesperienza nelle materie scientifiche, che comunque mi destano tantissima curiosità.
A essere sincera ho fatto un po’ fatica a seguire il suo intervento, ma credo che questa difficoltà sia direttamente proporzionale all’interesse che mi ha suscitato – giusto per rimanere in termini matematici.
La teoria del caos ad esempio, e di come il cervello obbedisca a questa teoria, credo che sia a dir poco sbalorditiva.
Ma non solo.
Se io, studentessa di lettere, sono abituata a vedere il miele come un semplice alimento, oggi ho scoperto che i matematici e i fisici, quando versano del miele, pensano istintivamente a una formula fisica. Meraviglia. Pura meraviglia.
Grazie all’intervento del dottor Sisti credo che dovremmo riflettere in modo più approfondito su tutti quei fatti che apparentemente ci sembrano predeterminati, ovvi, scontati.
Dovremmo imparare a ricercare il “lato oscuro” in tutte le cose, anche nelle più banali – proprio come nel miele che cola.
Agganciando questo discorso alla vita di tutti i giorni, credo che questo stimolo di ricercare gli aspetti più profondi della realtà ci possa guidare lungo la strada della consapevolezza, della possibilità, della non-unica scelta predeterminata.
L’aspetto meraviglioso di Urbinoir penso sia proprio questo: il pretesto di un tema che ci porti a riflettere sulla realtà, su noi stessi, divenendo persone più consapevoli e attive nella nostra società.
Devo riconoscere che all’inizio avevo pensato a un semplice resoconto di questi incontri. Ma poi ammetto di essermi fatta trasportare dalle tematiche affrontate, tanto da non essere riuscita nel mio iniziale proposito, ovvero di realizzare una relazione che apparisse per lo meno obiettiva.
Ho fallito nel mio proposito ma sono molto soddisfatta di questa esperienza.

Alexa Saccomandi