Archivi categoria: Recensioni

Letture, commenti e novità su libri, articoli o novità editoriali

Abyssus Abyssum invocat

L’abisso invoca l’abisso è una storia scritta da Michele Bartolucci, violinista nonché bibliotecario dell’Università di Lingue a Urbino. La passione per la cultura, l’arte e la sua bella città sono state sicuramente le ragioni che hanno portato ad inscenare un delitto nella sua bella cittadina. La realtà urbinate è ritratta in un rapporto dicotomico tra il suo periodo rinascimentale e il chiacchiericcio di cittadina universitaria nel XXI secolo. Per gli amanti della città di Urbino sarà un piacere ripercorrere con l’immaginazione le stradine di ciottoli e le salite che portano alla Casa Natale di Raffaello, a Palazzo Baldani o alla Piazza. Per coloro che non l’hanno visitata, può essere uno stimolo a saperne di più su questa piccola società culturale. In questo racconto, Urbino viene ritratta quasi come uno spirito incombente, un guardiano che gelosamente custodisce tutti i vizi e i peccati di un giovane e bislacco “Duchino”. Giulia, una studentessa di storia dell’arte, nello svolgere una tesina si trasformerà in una detective improvvisata venendo a contatto con antichi archivi, preziosi reperti e lettere dallo stampo ducale. Assieme a Giulia, il filo conduttore della storia diventa un quadro raffigurante una misteriosa donna bellissima, Argentina. La scelta del nome rimanda alla donna carismatica e affascinate che “lanciò dardi d’amore”, divenendo oggetto del suo stesso peccato. Il quadro della donna riprende vita davanti Giulia, ripetendo inesorabile la profezia: “Abyssus abyssum invocat”. Alla fine del testo si rimane affascinati dalla quantità di informazioni condensate in appena 50 pagine di narrazione, che svelano al lettore gli intrighi sepolti sotto la stessa città. Personalmente, da studentessa e appassionata di storia dell’arte, ho apprezzato tutto il panneggio della storia che diventa un compendio tra scuola baroccesca, la coppia innamorata dei due giovani studenti e gli intrighi a Palazzo Ducale.

Daniela Cellini

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Karen Sander, ASCOLTA O MUORI

Karen Sander, ASCOLTA O MUORI, trad. Lucia Ferrantini, Giunti 2016

ASCOLTA-O-MUORI

Occupandomi sia di noir, sia di  paesaggio sonoro, questo thriller è veramente pane per i miei denti.  Ambientato a Düsseldorf – come il celebre film di Fritz Lang del 1931 e analogamente incentrato sulla caccia a un serial killer che rapisce bambine – Ascolta o muori è il secondo romanzo di Karen Sander, docente e traduttrice tedesca già nota al pubblico italiano per Muori con me (2015). Entrambi i romanzi hanno come protagonisti la dottoressa Elizabeth Montario (psicologa criminale, ovvero profiler) e Georg Stadler (commissario capo della Squadra Omicidi). Insieme cercano di affrontare un caso fatto di macabre scoperte, biglietti conficcati in gola, dita mozzate e una jeep misteriosa. E voci, rumori, ronzii di cellulare che punteggiano tutta la trama in un continuo gioco di suspense. Da non perdere. (a.c.)

La fuga, delitto in Bretagna di Gianluigi Schiavon

UnknownGianluigi Schiavon, giornalista e scrittore, già autore di romanzi di cui tutti hanno parlato, come Il bambino del mercoledì, e di raccolte di racconti come Colpi bassi (sul ring e nella vita), ci regala con La fuga, Delitto in Bretagna (Giraldi 2015) un vero gioiello della narrativa d’indagine: una storia che piacerà sia ai tradizionalisti (c’è l’elenco dei personaggi e addirittura la mappa della Bretagna), sia a chi ricerca elementi di originalità. Schiavon, infatti, pur nel pieno rispetto delle regole del “giallo” convenzionale riesce a parlare con humor erudito di arte e di pugilato, di musica classica e di prostitute, di sequoie e clochard, di sirene e pugnali. Il commissario Bertot, poi, ci sta simpatico già alla prima riga della sua presentazione; e i frequenti flash back, lungi dall’appesantire la narrazione, le danno un respiro ampio e articolato, facendo piroettare il lettore fra sogni, labirinti, ring e cattedrali. Un romanzo da non perdere.
(a.c.)

Bianca da morire di Elena Mearini

Con il noir Bianca da morire, Elena Mearini (Cairo 2016) già da noi molto amata per Undicesimo comandamento: uccidi chi non ti ama conferma la sua cifra narrativa personalissima, che si basa su una prosa poetica intensa ed estrema. Nessuna parola fuori posto, bianca da morirenessuna parola di troppo. Per raccontare una vicenda che, se pare strappata alle pagine della cronaca nera, scava senza pietà nel profondo della coscienza di ognuno/a di noi, sottraendoci per il tempo della lettura alla certezza di aver superato gli inevitabili traumi che ci accompagnano dall’infanzia, i complessi di colpa maturati in seno alla famiglia, le gelosie e le invidie “innocenti” che si sviluppano fra genitori e figli e tra fratelli e sorelle. Un thriller potente e scabroso, creato pagina dopo pagina da una voce narrante che si interfaccia con il mondo dei social network e con la favola – sempre attuale, sempre illusoria – dell’amore romantico che non ha soluzioni.
(a.c.)

Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi

Il nuovo libro di Luca Marrone, Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi (), si colloca sulla scia dei suoi scritti precedenti, unendo il suo interesse per le scienze forensi alla sua passione per la letteratura poliziesca.  Marrone cerca infatti sempre uno spazio comune di confronto, di dialogo e di collaborazione fra l’arte della scrittura e la scienza dei fatti (o delle prove), e lo fa intrecciando le tappe della storia delle scienze forense (la nascita dell’anatomia patologica, l’ingresso dell’entomologia, e poi della botanica, della tossicologia, dell’antropometria segnaletica,  della dattiloscopia e della balistica, ecc.) e delle sue strategie di analisi (microscopia, fotografia, BPA, analisi del DNA, ecc.) con le grandi opere della letteratura poliziesca, da Edgar Allan Poe a Arthur Conan Doyle, citati frequentemente nel testo.

Sorvolando sui refusi, che non sono pochissimi, e su qualche caso in cui autori citati nel testo non appaiono in bibliografia – ad esempio “Holmes e Holmes”, che nulla hanno a che vedere con Sherlock ma immagino siano Ronald M. Holmes e Stephen T. Holmes autori di Serial Murder (2009) – il risultato  è (dal mio punto di vista, che è quello della letteratura e degli studi culturali) un ottimo compendio, utile per studenti e aspiranti investigatori, che si legge con interesse per la quantità di casi menzionati (a tratti, sembra di star guardando una lunga puntata di Quarto Grado: e non è una critica). Il libro, inoltre, offre numerosissimi spunti di approfondimento: passando da Jack lo Squartatore a Sacco e Vanzetti, da Al Capone a Dreyfus, e senza trascurare le tante implicazioni socio-culturali (fra cui l’antisemitismo, lo scapegoating e i crimini a sfondo sessuale), il libro di Marrone dimostra l’importanza della scienza forense e la sua intrinseca natura interdisciplinare e trasmette al lettore il suo entusiasmo per la materia che lo stesso Marrone insegna presso la LUMSA di Roma.

Se posso esprimere un desiderio per i prossimi libri che scriverà questo giovane e brillante autore, vorrei trovare citate non solo le opere di Poe, Doyle e compagnia, cosa comunque mi riempie di soddisfazione, ma di iniziare a trovare anche la critica, che finalmente inizia a esistere anche nel nostro Paese: per fare solo un paio di esempi, entrambi usciti su Linguae & Rivista di Lingue  Culture Moderne, parlando del caso Edalji si potrebbe citare “Quando Conan Doyle indaga: il centenario del caso Edalji tra realtà e finzione” di Roberta Mullini (Vol. 6, no. 2 / 2007), e a proposito del caso Lindbergh ci si potrebbe riferire a “La perizia grafica e documentale nel caso Lindbergh” di Beatrice Catenacci (vol. 11, 1-2 / 2012). Questo da un lato darebbe alla bibliografia uno spessore maggiore e al libro intero un valore aggiunto, e, dall’altro, darebbe ancor maggior legittimazione al lodevole intento di Marrone di far interagire scientificamente la crime fiction e le scienze forensi. Come diceva Sherlock Holmes, “the game is afoot”, la partita è cominciata!

a.c.

La luce nera della paura, Massimo Rossi, recensione di A. Calanchi

Seconda prova per Massimo Rossi, che con La luce nera della paura (Scrittura & scrittori 2015) regala ai lettori una nuova avventura che vede coinvolta la psicologa Helena, simpatica e sensibile ex poliziotta già incontrata ne L’ombra del bosco scarno. E’ certamente un thriller (non un noir: non ne ha l’atmosfera torbida, la tragicità esistenziale, l’avversione per le eccessive disambiguazioni, e i personaggi sono troppo riconoscibilmente buoni o cattivi) di ottima qualità, che ha al suo centro, come il precedente, un bambino. Nonostante qualche ingenuità, il romanzo si legge d’un fiato e presenta personaggi davvero interessanti: siano di primo piano, come il nonno del piccolo protagonista, oppure di sfondo, come il giovane un po’ spostato che teme di essere rapito dai marziani. Un difetto che spero Rossi supererà nel terzo romanzo (perché ci sarà senz’altro un terzo romanzo) è quello di voler dire troppo. Per esempio, c’è un punto in cui lo scrittore non sa resistere alla tentazione di far sapere al lettore dove un certo personaggio nasconde una certa cosa. Ci sarebbe stata più suspense se lo avessimo appreso più tardi, insieme agli altri personaggi. E’ vero che questo ci rende partecipi dell’ansia di chi lo nasconde, ma così non si sfruttano appieno le possibilità del thriller. Per il resto, lunga vita a Helena.

a.c.

A testa in giù, (Morellini Editore 2014) di Elena Mearini

Ci ho messo più del dovuto a leggere questo romanzo di Elena Mearini intitolato A testa in giù, (Morellini Editore 2014) purtroppo… Sì, purtroppo perché è una di quelle storie che vorresti leggere tutta d’un fiato. Invece tra impegni lavorativi e quotidiani ho dovuto interrompere la lettura per riprenderla nei ritagli di tempo libero, ma quando ero lontana da queste pagine non vedevo l’ora di tornare a immergermi nell’insieme di suoni e di colori che si ritrovano nell’intreccio di questa trama intelligente e coinvolgente. Sì, perché queste pagine parlano e arrivano dritte al cuore.

La tela che l’autrice ha tessuto è ricca di metafore che incuriosiscono e accompagnano il lettore in un viaggio, lo stesso che compiono le due voci dei protagonisti con i quali il lettore non può che sentire un’empatia molto forte, l’empatia che si crea anche tra i due personaggi: legati inconsapevolmente dal Destino o, se si preferisce, dalla Provvidenza.

Le due voci si scontrano e si incontrano in un mosaico di colori e suoni (e silenzi) e insieme trovano la Cura per il loro “malessere”, una cura semplice e pura, così a portata di mano, ma che della quale spesso ci si dimentica.

Una volta iniziato, non potrete più fermarvi, e allora lasciatevi guidare dalla luce dorata di queste righe alla scoperta di due anime luminose. Introduzione di Elisabetta Bucciarelli.

Elena Garbugli

Alcune poesie di Mario Meléndez

Tre chili pesava la morte

Quando nacque la morte
nessuno volle prenderla in braccio
era tanto brutta come le grasse di Botero

Non vivrà molto

disse la madre dopo il parto
rassegnata e assente
come una pietra dinanzi al temporale

Ma la morte aveva negli occhi
una luce indiavolata
un dolce brivido di eternità

Si sbagliarono i medici
la levatrice
e colui che trascorse la notte
telefonando le pompe funebri

Adesso è un bimbo robusto
commentano le infermiere
e a volte perfino Dio gli cambia i pannolini

Selezione poesie Melendez di Mario Meléndez, tradotte in Italiano, disponibili in PDF

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Mario Meléndez (Linares, Cile, 1971). Ha studiato Giornalismo e Comunicazione Sociale. Tra i suoi libri figurano: Apuntes para una leyenda, Vuelo subterráneo, El circo de papel e La muerte tiene los días contados. Le sue poesie appaiono in diverse riviste di letteratura ispanoamericana e in antologie nazionali e straniere. Agli inizi del 2005 ha ottenuto il Premio Harvest International alla miglior poesia in spagnolo consegnato dalla University of California Polytechnic. Parte delle sue opere sono state tradotte in italiano, inglese, francese, portoghese, olandese, tedesco, rumeno, bulgaro, persiano e catalano. Ha vissuto a Città del Messico, dove ha diretto la collana sui maggiori poeti latinoamericani per “Laberinto edizioni” e realizzato diverse antologie sulla poesia cilena e latinoamericana. Attualmente vive in Italia. A gennaio 2013 ho ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, concessa dalla Fondazione Internazionale Don Luigi di Liegro. È considerato una delle voci più importanti della nuova poesia latinoamericana. 

Per approfondire e leggere un breve articolo di Gianni Darconza

 

Mario Meléndez, la morte scende dal suo piedistallo

di Gianni Darconza

Come ha commentato lo stesso Mario Meléndez, la raccolta poetica La morte ha i giorni contati deve moltissimo al lungo periodo che l’autore ha trascorso in Messico, poiché il Messico e la sua cultura per la morte conferiscono all’opera il tono che la contraddistingue. Non si parla già della morte in un senso rituale o solenne, bensì vi è uno spostamento verso l’elemento ludico e festivo, tanto presente nella memoria collettiva del popolo messicano, nelle sue più profonde radici.

Quella di Meléndez è una morte che affonda le radici sull’ironia, l’insolito, l’assurdo, per dar conto di una realtà fortemente frammentaria. La morte come personaggio di un processo, come parte di un immaginario che volta le spalle a tutto ciò che il poeta cileno aveva scritto in precedenza. Ma vi è pure un dialogo con la storia, la letteratura, la musica, la pittura, il cinema… Attraverso un linguaggio colloquiale e aneddotico l’ironia di Meléndez si pone come critica ai dogmi, alle istituzioni e, in definitiva, a ogni forma di potere.

1024Nella poesia di Mario Meléndez, la morte scende dal suo piedistallo, e si tramuta nel vicino della porta accanto, capace di piangere ai piedi di Cristo sul Calvario, di dialogare con ispettori di polizia per rivendicare la propria estraneità ai fatti, o con personaggi celebri come Michael Jackson e Van Gogh. È una morte resa ancor più grande e sensazionalistica dai mass media con i loro fotografi e macchine da presa onnipresenti, quasi a volere sottolineare il morboso interesse del pubblico televisivo per gli episodi di sangue.

La saggista e critica letteraria Ombretta Ciurnelli, in merito alla traduzione italiana, ha osservato che le “immagini surreali, fuori dal tempo e dallo spazio, si sovrappongono e si inseguono con soluzioni sceniche sorprendenti e spiazzanti non per riflettere sulla morte come fatto individuale e personale, ma come dimensione civile e politica”. E il grande poeta cileno Nicanor Parra, Premio Cervantes per la Letteratura nel 2011, con la mente lucida che lo ha sempre contraddistinto fino ai cento anni di età, ha commentato: “Accidenti, era molto tempo che non leggevo una poesia capace di sorreggersi da sola”.

 (La muerte tiene los días contados), trad. di Alba Metaponte, Rimini, Raffaelli Editore 2013. (Ediz. bilingue spagnolo-italiano)

Per approfondire e  leggere alcune poesie